
Sorelle Soniche, la band italiana che ha fatto della sperimentazione con l’IA il suo tratto distintivo, torna con “Non siamo mica Shakespeare”, un brano che trasforma una storia d’amore finita in un inno scanzonato. Disponibile su Spotify, YouTube e tutti i digital store, il singolo segna un nuovo passo nel percorso di Filippo Martin, producer con un passato internazionale (tra cui collaborazioni con Stef Burns, Jon Butcher e Alex De Rosso) e oggi Marketing Specialist, che con quest’opera cerca di rompere gli schemi della musica pop con umorismo e una visione inclusiva.
Dall’IA un racconto universale di storie che non seguono copioni
Dopo il successo estivo di “Spritz al CBD”, il progetto si reinventa con un brano che parla di drammi domestici e risate post-rottura. “Ho usato l’IA per generare testi che non fossero scontati, ma ho rivisto ogni parola per farla suonare come un dialogo tra due persone che si sono svegliate senza più la voglia di litigare”, spiega Martin. Il titolo stesso è una provocazione: “Shakespeare non ci salverà mai da un caffè bevuto da soli, ma un buon ritornello sì”.
Il video: un viaggio tra frame digitali e volti reali
Il videoclip ufficiale, disponibile su YouTube, è un collage di scene quotidiane e effetti visivi sperimentali, con protagonisti individui di ogni età, razza e identità. “Volevamo che ogni persona si riconoscesse in quest’addio. L’IA ha suggerito le sequenze, io ho scelto quelle che non ferivano nessuno”, chiarisce Martin. Tra il gelato che cola e un finale paradossale, il video sembra chiedere: “Può un algoritmo raccontare un amore che non è mai esistito davvero?”
Un groove tra rocker e digitale
Il brano mischia elettropop a chitarre irriverenti, con un ritornello che gioca sul contrasto tra dramma e leggerezza. “Ho voluto un sound che non si fermasse al primo ascolto, ma che avesse lo stesso peso di un telecomando di cui nessuno vuol più litigare”, ride Martin. Tra le righe, però, si nota il lavoro tecnico: “La frequenza delle voci è stata studiata per resistere anche a un interfono moto a 120 km/h. Perché l’amore finisce, ma la musica deve accompagnare il viaggio”.
L’IA non è Shakespeare, ma sa raccontare un litigio
Il progetto Sorelle Soniche continua a esplorare il confine tra umano e algoritmo. “L’IA non sostituirà mai l’anima di un musicista, ma può aiutare a raccontare storie che non seguano un solo punto di vista”, precisa Martin. “In ‘Non siamo mica Shakespeare’ l’algoritmo ha scritto, io ho rivisto. Alla fine, è stato come correggere un diario di coppia: non c’era mai una verità, ma tanti ‘forse’”.
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P.S.
Martin, che oggi si dedica al marketing, ha ammesso: “L’IA può replicare un riff, ma non sa come si tosta un buon caffè. Quella ricetta è ancora mia”.
























































